CHIAVI CELESTI
In antichità a Roma esistevano varie piramidi - 13 secondo
alcune fonti. Di tutte queste oggi ne rimane solamente una situata in zona
porta San Paolo e nota come piramide Cestia in quanto fatta edificare da Caio Cestio.
Costui era un sacerdote dell'ordine degli Epuloni e dispose
che tale opera, destinata ad accogliere le proprie ceneri, fosse costruita nell'arco di 330 giorni (1). A vista
d'occhio si nota che le proporzioni della piramide Cestia si distaccano da
quelle della Grande piramide di Giza per cui potremmo chiederci a quali
proporzioni risponda il monumento romano o anche quale simbologia voglia
esprimere.
Teniamo un attimo in sospeso questo argomento e spostiamoci
nel tempo e nello spazio per arrivare nel XVII secolo alla corte di Praga ove
troviamo Rodolfo II d'Asburgo sovrano molto interessato all'alchimia.
Ricordiamo tra l'altro che anche Giordano Bruno trascorse un periodo presso di
lui presentandosi con l'opera Centosessanta
articoli contro i matematici.
Nell'ambito della corte di Rodolfo II gravitava anche Michael
Maier medico alchimista e musicista di formazione paracelsiana, ritenuto tra i
principali teorici della tradizione rosacrociana, noto per aver concepito e
pubblicato un'opera alchemica molto nota dal titolo Atalanta fugiens. L' emblema XXI di tale opera ci fornisce
il concetto di pietra filosofale (2) e l'autore ne dà una indicazione geometrica
corredata di un disegno. Un personaggio dotato di compasso traccia su una
parete di mattoni un cerchio all' interno del quale c'è un triangolo che contiene
a sua volta un quadrato con il suo cerchio inscritto per concludersi con le
figure di un uomo e di una donna entrambi nudi. Ai piedi del personaggio si
notano oggetti poggiati a terra. Cosa ci
sta trasmettendo Maier?
Per l'interpretazione geometrica riteniamo imprescindibile la
esecuzione dell'emblema attraverso il nostro metodo senza misura affinché ci si
svelino gli archetipi che sostengono il simbolo in questione.
Il testo allegato all'immagine recita:
"Fai un cerchio
dell'uomo e della donna e traccia al di fuori di esso un quadrato e fuori del
quadrato un triangolo. Poi disegna un cerchio ancora attorno e avrai la pietra
dei filosofi"
Dai nostri disegni, eseguendo gli elementi nell’ordine in cui
vengono descritti, è emerso che la relazione che ci permette di ottenere il
triangolo successivo al quadrato citato è costituita dalla proporzione
argentea. Ciò significa che il triangolo ottenuto è in realtà lo spicchio di un
ottagono avente l'angolo in sommità di 45 gradi. Come accennato sopra, ai piedi
del personaggio presente nell'emblema si nota un foglio simile ad un cartiglio
all'interno del quale è disegnato con poca precisione un poligono. Osservando
attentamente possiamo riconoscere che si tratta di un ottagono. Il valore simbolico
di questo poligono è altissimo basti pensare che lo si trova molto spesso quale
generatore di tiburi e cupole nel punto cruciale dell'intersezione fra
transetto e navata nelle chiese. Geometricamente l'ottagono regolare, è
caratterizzato dalla proporzione argentea (3), ma da nostri studi, con una piccola
approssimazione centesimale, possiamo collegarlo anche con la proporzione
aurea. Ciò, secondo le nostre conoscenze, avviene solo in questo poligono cioè
essere contemporaneamente relazionabile sia alla proporzione argentea che a
quella aurea.
Avendo
dunque così chiarito quale tipo di triangolo esprima la pietra filosofale di
Maier, abbiamo voluto verificare la nostra intuizione secondo cui la piramide
Cestia fosse costituita esattamente dallo stesso tipo di proporzione del
triangolo. Ebbene la verifica grafica di sovrapposizione tra il disegno della
piramide Cestia e quello dell'emblema di Maier ci ha dato ragione.
Per
ulteriore verifica abbiamo cercato in rete le dimensioni della piramide Cestia.
Dalla matematica sappiamo che ogni poligono è caratterizzato da un numero fisso
esprimente la relazione tra la il lato e l'apotema. È quindi facilmente
reperibile il numero fisso dell'ottagono che è 1,207; eseguendo il rapporto tra base e altezza della
piramide Cestia si ottiene il rapporto da confrontare con il numero fisso.
Abbiamo quindi consultato alcune fonti e reperito coppie
(base e altezza) di misure.
Una indicazione ce la fornisce Goethe dalle note che accompagnano il suo disegno eseguito durante
il soggiorno romano :” Il monumento, largo 30 m per lato, su una
sottostruttura in travertino, con anima in ghisa e rivestito all'esterno da
spesse lastre di marmo, si eleva per 37
m”
La Soprintendenza
Speciale di Roma Archeologia Belle Arti Paesaggio fornisce la seguente nota
:” La struttura, alta
36,40 metri con una base quadrata di
29,50 metri di lato, è composta da un nucleo di opera cementizia con
cortina di mattoni;
“
Infine, Simone Santucci per Roma Sotterranea scrive:“ La
base, a pianta quadrata, ha
un’estensione di 100 piedi mentre l’altezza è di 125 piedi,
rispettivamente 29,50 e 36,40 metri.”
Considerando affidabili le dimensioni di altezza 36,40 e base
29,50 ne eseguiamo il rapporto ottenendo
1,23 da comparare con il valore matematico di 1,207.
Il piccolo scarto decimale su una struttura del genere ci
sembra assolutamente accettabile per poter considerare verificata la nostra
intuizione.
Avendo fin qui argomentato la corrispondenza geometrica tra
l’emblema di Maier e la sezione della piramide, proviamo a esplorarne i contenuti
semantici tenendo presente che, secondo la Sapienza Misterica, il significato dei Numeri e delle figure
geometriche era completamente rivelato solo per mezzo dell’Iniziazione.
Attualmente non possiamo fare altro che accostare i vari frammenti
d’insegnamento metafisico con la conoscenza della geometria e matematica
profana.
Procediamo con l’interpretazione degli elementi geometrici
secondo la sequenza descritta da Maier quindi
con:” Fai un cerchio dell'uomo e della donna” e indaghiamo il valore di
questo passaggio.
Il Cerchio intero è
l’Unità divina da cui tutto procede e cui tutto ritorna. “Deus enim et circulus
est”, dice Ferecide, nel suo Inno a Giove, enunciato che era considerato un assioma ermetico.
E’ anche il Non Numero,
l’Indeterminato, lo Zero tenendo presente che Lo Zero, in matematica è il
risultato della somma di tutti i numeri positivi e negativi, reali e
immaginari, cioè il Tutto.
Il Cerchio con il punto al centro diventa la Monade
La Monade ingenerabile,
imperitura, incomprensibile, contiene in Sé un
altro Essere, una
Coppia Maschile e Femminile, che Platone chiama il
Medesimo e il Diverso,
Spirito e Materia. Il simbolo è quello della
Dualità o Polarità, di
Due Sfere gemelle entro il Cerchio di Luce.
Ciò spiega bene il primo passaggio dell’emblema maieriano.
Noi, al posto delle due figure abbiamo utilizzato le vesiche ottenute,
naturalmente, duplicando il cerchio iniziale. Questa procedura consente sia di
rendere visibile il centro del Cerchio primo che di ottenere le due “entità”
gemelle al suo interno.
Il passaggio successivo recita: “e traccia al di fuori di esso un
quadrato”
Il Quadrato è una figura antidinamica, ancorata sui quattro
lati, rappresenta l’arresto. Esprime la perfezione materiale mondo materiale,
al fine di poter poi conseguire la perfezione spirituale. Nel nostro caso, fin
qui, abbiamo quindi un quadrato che contiene un cerchio ossia l’infinito dentro
il finito
Siamo al terzo passaggio formale che recita: “fuori del quadrato un triangolo”
Per i pitagorici il Triangolo è il principio della
generazione. Infatti tutti i poligoni e tutti i poliedri possono essere creati
attraverso i triangoli.
Sono classificabili in vari tipi. Quello che si ottiene, nel
nostro caso, è un triangolo
isoscele al quale la Sapienza misterica
attribuisce l’identificazione con la figura del daemon :” Per Platone, I daemon sono esseri
intermediari fra gli Dei ed i mortali. Il Demone di Socrate è la parte
incorruttibile dello uomo, l’uomo reale interiore.”
Esplorando ancora questa tematica troviamo il seguente
riferimento:
"Prima della
nascita, l’anima di ciascuno di noi sceglie un’immagine, un disegno che poi
vivremo sulla terra, e riceve un compagno che ci guidi quassù, un daimon, che è
unico e tipico nostro. Tuttavia, nel venire al mondo, dimentichiamo tutto
questo e crediamo di essere venuti vuoti. È il daimon che ricorda il contenuto
della nostra immagine, gli elementi del disegno prescelto, è lui dunque il
portatore del nostro destino. " James Hillman da “Il codice
dell’anima”
Proseguendo:
“Quando si abbandona
tutto ciò che si è costruito, per volgersi verso altri orizzonti, si dà ascolto
a una voce maturata dentro di sé.
Quello che a un
osservatore esterno può apparire il risultato di coincidenze fortuite, è invece
il risultato di un lungo lavoro psicologico sulle proprie ferite, di una
sofferta elaborazione delle problematiche interiori. Solo il paziente riandare
alle immagini, ai complessi può consentire di udire la chiamata e di mutare il
corso della propria vita. Coloro i quali sono riusciti a esprimere in modo
creativo la loro dimensione interiore hanno sperimentato questo richiamo
proveniente dalle profondità dell'anima.”
Aldo Carotenuto, "La chiamata del daimon
Essendo il triangolo un poligono, è caratterizzato da Angoli.
Secondo la Sapienza Misterica l’angolo costituisce l’elemento di collegamento tra due lati. Ananda
Coomaraswamy scrive che in varie lingue le parole che significano angolo sono
spesso in rapporto con altre che significano testa (in greco, kephalê) ed
estremità. La parola araba di angolo rukn designa le estremità di una cosa,
cioè le sue parti più remote e di conseguenza più nascoste, assumendo il
significato di “segreto” o di “mistero”; il suo plurale arkân si avvicina al
latino arcanum. Inoltre, rukn ha anche il senso di “base” o di fondamento.
Il poligono con i suoi “n” lati che collegano
i vertici, circoscrive un mondo, un perimetro, una porzione nello spazio che
geometricamente è l’area del poligono che rappresenta il limite entro cui agisce
quell’Intelligenza Cosmica descritta da uno specifico numero o poligono.
l numero dei vertici
“n” è la prima rappresentazione formale del Numero in sé. I Punti che
rappresentano i vertici sono i centri d’irradianti Cerchi di Energia. Il numero
Tre è il primo numero che ammette una rappresentazione di superficie, un
Triangolo.
Gli “n” lati sono in relazione con gli “n”
triangoli isosceli cui superfici sommate formano l’area del poligono, il luogo
sacro dove si concentrano tutte le energie materiali e spirituali.
Abbiamo poi specificato che il triangolo isoscele in
questione, ripetuto opportunamente, genera l’ottagono. Vediamo dunque come tale
poligono è descritto dalla Sapienza misterica.
L’Ottagono dai
Pitagorici era ritenuto una delle figure geometriche più armoniose. L’angolo
fra due lati dell’Ottagono è 135° cioè 5x33, gli otto angoli formano il numero
1080, ricompare il 108 legato alla limitazione della divinità nella forma. Il
numero delle diagonali è [n·(n-3)]/ 2, con n=8 il risultato è 20.
Contiene in sé due tipi di stelle:
- -l’ottonario che è costituito
sostanzialmente da due quadrati ruotati di 45 gradi uno rispetto all’altro
- -il
tesseratto le cui punte formano tra
loro angoli di 90 gradi e che costituisce una della proiezioni dell’ipercubo
nella nostra dimensione.
Attraverso le sue diagonali si può
ricondurre alla simbologia della Rosa
dei Venti (che, secondo noi, esprime l’aspetto dinamico dello Spirito).
In base a concetti e collegamenti fin qui esposti,
aggiungiamo una ulteriore nostra lettura archetipica:
la vera Architettura è quello strumento attraverso il quale
la Geometria (intangibile, astratta, CRISTallo del Pensiero- come è stata
definita da A. Marotta e M.L. De Bernardi) si fa Materia. Per questo possiamo
ritrovare concetti archetipici, simbolici in luoghi lontani nel tempo e nello
spazio, ma ispirati da idee illuminate generate da una sorta di iperuranio
platonico che si mettono a servizio delle vie iniziatiche e di chi le percorre
al fine di supportarne la Realizzazione.
Autori dello studio (testo e immagini): Lorena Marconi e Michele Petracca
Note:
(1) In questa specifica appare evidente la componente simbolica relativa al trentatré che, nella Sapienza misterica rappresenta la Tetraktys fattoriale 33= 1! + 2! + 3! + 4! e costituisce anche il numero di lati della Losanga mistica.
(2) Il concetto di pietra filosofale appartiene all' alchimia ed è così definita da Nicolas Flamel:" La pietra dei saggi, l'elisir della vita, il tesoro nascosto. E' la chiave per aprire le porte dell'immortalità e della conoscenza."
Flamel, il cui nome nella lingua degli uccelli significa "Fiamma di Dio" è stato un alchimista francese vissuto tra il 1330 e il 1418. Altri autori ne diedero anche unna struttura geometrica. Tra questi, I. Newton profondo studioso di alchimia che in un manoscritto descrisse il suo personale metodo per sublimare il mercurio. Poi nel documento 416 descrisse il suo Lapis Philosophicus consistente geometricamente in una stella centrale a sette punte su ciascuna delle quali si innesta una ulteriore stella analoga.
Poco prima di lui, nel 1617, il medico alchimista di Praga M. Maier pubblicò l'opera Atalanta Fugiens in cui l'Emblema XXI descriveva la Pietra dei Filosofi.
(3) La proporzione aurea e quella argentea sono relazioni armoniche esprimibili matematicamente e geometricamente. Entrambe stabiliscono un rapporto irrazionale tra segmenti diseguali tra loro. Nella proporzione aurea la relazione è funzione della radice di cinque mentre in quella argentea la relazione è funzione della radice di due.
Eseguiamo un quadrato di lato unitario. Individuiamo la metà della base e tracciamo la diagonale che sarà in rapporto radice di cinque rispetto all'altezza del nostro quadrato. Ribaltiamola e avremo ottenuto la base di un rettangolo aureo avente sempre Uno come altezza e Phi per il lato lungo.
Ora invece eseguiamo un nuovo quadrato sempre di lato unitario. Raddoppiamolo costruendone uno identico adiacente. In questo secondo quadrato ribaltiamo la diagonale radice di due. Avremo ottenuto un nuovo rettangolo avente altezza unitaria e base pari a 1+ radice di due che esprime la proporzione argentea.
Riferimenti:
http://www.goethezeitportal.de/index.php?id=2257
Goethe, Viaggio in Italia, 10 novembre 1786.
soprintendenzaspecialeroma.it/schede/piramide-di-caio-cestio_3006/?fbclid=IwY2xjawHsWrtleHRuA2FlbQIxMAABHcR0uaEUk8pNrPaGrlWYad2gRSiwKEFLexWxVtqw3Wdts8-TnsGX7PmFCQ_aem_KzvznEAnzxdmdDtZGgHh3g#:~:text=La%20struttura%2C%20alta%2036%2C40,da%20lastre%20in%20marmo%20lunense
https://www.sapienzamisterica.it/geometria-pitagorica-i---poligoni-regolari.html
Costui era un sacerdote dell'ordine degli Epuloni e dispose
che tale opera, destinata ad accogliere le proprie ceneri, fosse costruita nell'arco di 330 giorni (1). A vista
d'occhio si nota che le proporzioni della piramide Cestia si distaccano da
quelle della Grande piramide di Giza per cui potremmo chiederci a quali
proporzioni risponda il monumento romano o anche quale simbologia voglia
esprimere.
Teniamo un attimo in sospeso questo argomento e spostiamoci
nel tempo e nello spazio per arrivare nel XVII secolo alla corte di Praga ove
troviamo Rodolfo II d'Asburgo sovrano molto interessato all'alchimia.
Ricordiamo tra l'altro che anche Giordano Bruno trascorse un periodo presso di
lui presentandosi con l'opera Centosessanta
articoli contro i matematici.
Nell'ambito della corte di Rodolfo II gravitava anche Michael Maier medico alchimista e musicista di formazione paracelsiana, ritenuto tra i principali teorici della tradizione rosacrociana, noto per aver concepito e pubblicato un'opera alchemica molto nota dal titolo Atalanta fugiens. L' emblema XXI di tale opera ci fornisce il concetto di pietra filosofale (2) e l'autore ne dà una indicazione geometrica corredata di un disegno. Un personaggio dotato di compasso traccia su una parete di mattoni un cerchio all' interno del quale c'è un triangolo che contiene a sua volta un quadrato con il suo cerchio inscritto per concludersi con le figure di un uomo e di una donna entrambi nudi. Ai piedi del personaggio si notano oggetti poggiati a terra. Cosa ci sta trasmettendo Maier?
Per l'interpretazione geometrica riteniamo imprescindibile la
esecuzione dell'emblema attraverso il nostro metodo senza misura affinché ci si
svelino gli archetipi che sostengono il simbolo in questione.
Il testo allegato all'immagine recita:
"Fai un cerchio
dell'uomo e della donna e traccia al di fuori di esso un quadrato e fuori del
quadrato un triangolo. Poi disegna un cerchio ancora attorno e avrai la pietra
dei filosofi"
Dai nostri disegni, eseguendo gli elementi nell’ordine in cui
vengono descritti, è emerso che la relazione che ci permette di ottenere il
triangolo successivo al quadrato citato è costituita dalla proporzione
argentea. Ciò significa che il triangolo ottenuto è in realtà lo spicchio di un
ottagono avente l'angolo in sommità di 45 gradi. Come accennato sopra, ai piedi
del personaggio presente nell'emblema si nota un foglio simile ad un cartiglio
all'interno del quale è disegnato con poca precisione un poligono. Osservando
attentamente possiamo riconoscere che si tratta di un ottagono. Il valore simbolico
di questo poligono è altissimo basti pensare che lo si trova molto spesso quale
generatore di tiburi e cupole nel punto cruciale dell'intersezione fra
transetto e navata nelle chiese. Geometricamente l'ottagono regolare, è
caratterizzato dalla proporzione argentea (3), ma da nostri studi, con una piccola
approssimazione centesimale, possiamo collegarlo anche con la proporzione
aurea. Ciò, secondo le nostre conoscenze, avviene solo in questo poligono cioè
essere contemporaneamente relazionabile sia alla proporzione argentea che a
quella aurea.
Avendo
dunque così chiarito quale tipo di triangolo esprima la pietra filosofale di
Maier, abbiamo voluto verificare la nostra intuizione secondo cui la piramide
Cestia fosse costituita esattamente dallo stesso tipo di proporzione del
triangolo. Ebbene la verifica grafica di sovrapposizione tra il disegno della
piramide Cestia e quello dell'emblema di Maier ci ha dato ragione.
Per
ulteriore verifica abbiamo cercato in rete le dimensioni della piramide Cestia.
Dalla matematica sappiamo che ogni poligono è caratterizzato da un numero fisso
esprimente la relazione tra la il lato e l'apotema. È quindi facilmente
reperibile il numero fisso dell'ottagono che è 1,207; eseguendo il rapporto tra base e altezza della
piramide Cestia si ottiene il rapporto da confrontare con il numero fisso.
Abbiamo quindi consultato alcune fonti e reperito coppie
(base e altezza) di misure.
Una indicazione ce la fornisce Goethe dalle note che accompagnano il suo disegno eseguito durante
il soggiorno romano :” Il monumento, largo 30 m per lato, su una
sottostruttura in travertino, con anima in ghisa e rivestito all'esterno da
spesse lastre di marmo, si eleva per 37
m”
La Soprintendenza
Speciale di Roma Archeologia Belle Arti Paesaggio fornisce la seguente nota
:” La struttura, alta
36,40 metri con una base quadrata di
29,50 metri di lato, è composta da un nucleo di opera cementizia con
cortina di mattoni;
“
Infine, Simone Santucci per Roma Sotterranea scrive:“ La
base, a pianta quadrata, ha
un’estensione di 100 piedi mentre l’altezza è di 125 piedi,
rispettivamente 29,50 e 36,40 metri.”
Considerando affidabili le dimensioni di altezza 36,40 e base
29,50 ne eseguiamo il rapporto ottenendo
1,23 da comparare con il valore matematico di 1,207.
Il piccolo scarto decimale su una struttura del genere ci
sembra assolutamente accettabile per poter considerare verificata la nostra
intuizione.
Avendo fin qui argomentato la corrispondenza geometrica tra
l’emblema di Maier e la sezione della piramide, proviamo a esplorarne i contenuti
semantici tenendo presente che, secondo la Sapienza Misterica, il significato dei Numeri e delle figure
geometriche era completamente rivelato solo per mezzo dell’Iniziazione.
Attualmente non possiamo fare altro che accostare i vari frammenti
d’insegnamento metafisico con la conoscenza della geometria e matematica
profana.
Procediamo con l’interpretazione degli elementi geometrici
secondo la sequenza descritta da Maier quindi
con:” Fai un cerchio dell'uomo e della donna” e indaghiamo il valore di
questo passaggio.
Il Cerchio intero è
l’Unità divina da cui tutto procede e cui tutto ritorna. “Deus enim et circulus
est”, dice Ferecide, nel suo Inno a Giove, enunciato che era considerato un assioma ermetico.
E’ anche il Non Numero,
l’Indeterminato, lo Zero tenendo presente che Lo Zero, in matematica è il
risultato della somma di tutti i numeri positivi e negativi, reali e
immaginari, cioè il Tutto.
Il Cerchio con il punto al centro diventa la Monade
La Monade ingenerabile,
imperitura, incomprensibile, contiene in Sé un
altro Essere, una
Coppia Maschile e Femminile, che Platone chiama il
Medesimo e il Diverso,
Spirito e Materia. Il simbolo è quello della
Dualità o Polarità, di
Due Sfere gemelle entro il Cerchio di Luce.
Ciò spiega bene il primo passaggio dell’emblema maieriano.
Noi, al posto delle due figure abbiamo utilizzato le vesiche ottenute,
naturalmente, duplicando il cerchio iniziale. Questa procedura consente sia di
rendere visibile il centro del Cerchio primo che di ottenere le due “entità”
gemelle al suo interno.
Il passaggio successivo recita: “e traccia al di fuori di esso un
quadrato”
Il Quadrato è una figura antidinamica, ancorata sui quattro
lati, rappresenta l’arresto. Esprime la perfezione materiale mondo materiale,
al fine di poter poi conseguire la perfezione spirituale. Nel nostro caso, fin
qui, abbiamo quindi un quadrato che contiene un cerchio ossia l’infinito dentro
il finito
Siamo al terzo passaggio formale che recita: “fuori del quadrato un triangolo”
Per i pitagorici il Triangolo è il principio della
generazione. Infatti tutti i poligoni e tutti i poliedri possono essere creati
attraverso i triangoli.
Sono classificabili in vari tipi. Quello che si ottiene, nel
nostro caso, è un triangolo
isoscele al quale la Sapienza misterica
attribuisce l’identificazione con la figura del daemon :” Per Platone, I daemon sono esseri
intermediari fra gli Dei ed i mortali. Il Demone di Socrate è la parte
incorruttibile dello uomo, l’uomo reale interiore.”
Esplorando ancora questa tematica troviamo il seguente
riferimento:
"Prima della
nascita, l’anima di ciascuno di noi sceglie un’immagine, un disegno che poi
vivremo sulla terra, e riceve un compagno che ci guidi quassù, un daimon, che è
unico e tipico nostro. Tuttavia, nel venire al mondo, dimentichiamo tutto
questo e crediamo di essere venuti vuoti. È il daimon che ricorda il contenuto
della nostra immagine, gli elementi del disegno prescelto, è lui dunque il
portatore del nostro destino. " James Hillman da “Il codice
dell’anima”
Proseguendo:
“Quando si abbandona
tutto ciò che si è costruito, per volgersi verso altri orizzonti, si dà ascolto
a una voce maturata dentro di sé.
Quello che a un osservatore esterno può apparire il risultato di coincidenze fortuite, è invece il risultato di un lungo lavoro psicologico sulle proprie ferite, di una sofferta elaborazione delle problematiche interiori. Solo il paziente riandare alle immagini, ai complessi può consentire di udire la chiamata e di mutare il corso della propria vita. Coloro i quali sono riusciti a esprimere in modo creativo la loro dimensione interiore hanno sperimentato questo richiamo proveniente dalle profondità dell'anima.”
Aldo Carotenuto, "La chiamata del daimon
Essendo il triangolo un poligono, è caratterizzato da Angoli.
Secondo la Sapienza Misterica l’angolo costituisce l’elemento di collegamento tra due lati. Ananda
Coomaraswamy scrive che in varie lingue le parole che significano angolo sono
spesso in rapporto con altre che significano testa (in greco, kephalê) ed
estremità. La parola araba di angolo rukn designa le estremità di una cosa,
cioè le sue parti più remote e di conseguenza più nascoste, assumendo il
significato di “segreto” o di “mistero”; il suo plurale arkân si avvicina al
latino arcanum. Inoltre, rukn ha anche il senso di “base” o di fondamento.
Il poligono con i suoi “n” lati che collegano
i vertici, circoscrive un mondo, un perimetro, una porzione nello spazio che
geometricamente è l’area del poligono che rappresenta il limite entro cui agisce
quell’Intelligenza Cosmica descritta da uno specifico numero o poligono.
l numero dei vertici
“n” è la prima rappresentazione formale del Numero in sé. I Punti che
rappresentano i vertici sono i centri d’irradianti Cerchi di Energia. Il numero
Tre è il primo numero che ammette una rappresentazione di superficie, un
Triangolo.
Gli “n” lati sono in relazione con gli “n”
triangoli isosceli cui superfici sommate formano l’area del poligono, il luogo
sacro dove si concentrano tutte le energie materiali e spirituali.
Abbiamo poi specificato che il triangolo isoscele in
questione, ripetuto opportunamente, genera l’ottagono. Vediamo dunque come tale
poligono è descritto dalla Sapienza misterica.
L’Ottagono dai
Pitagorici era ritenuto una delle figure geometriche più armoniose. L’angolo
fra due lati dell’Ottagono è 135° cioè 5x33, gli otto angoli formano il numero
1080, ricompare il 108 legato alla limitazione della divinità nella forma. Il
numero delle diagonali è [n·(n-3)]/ 2, con n=8 il risultato è 20.
Contiene in sé due tipi di stelle:
- -l’ottonario che è costituito
sostanzialmente da due quadrati ruotati di 45 gradi uno rispetto all’altro
- -il
tesseratto le cui punte formano tra
loro angoli di 90 gradi e che costituisce una della proiezioni dell’ipercubo
nella nostra dimensione.
Attraverso le sue diagonali si può
ricondurre alla simbologia della Rosa
dei Venti (che, secondo noi, esprime l’aspetto dinamico dello Spirito).
In base a concetti e collegamenti fin qui esposti,
aggiungiamo una ulteriore nostra lettura archetipica:
la vera Architettura è quello strumento attraverso il quale
la Geometria (intangibile, astratta, CRISTallo del Pensiero- come è stata
definita da A. Marotta e M.L. De Bernardi) si fa Materia. Per questo possiamo
ritrovare concetti archetipici, simbolici in luoghi lontani nel tempo e nello
spazio, ma ispirati da idee illuminate generate da una sorta di iperuranio
platonico che si mettono a servizio delle vie iniziatiche e di chi le percorre
al fine di supportarne la Realizzazione.
Autori dello studio (testo e immagini): Lorena Marconi e Michele Petracca
Note:
(1) In questa specifica appare evidente la componente simbolica relativa al trentatré che, nella Sapienza misterica rappresenta la Tetraktys fattoriale 33= 1! + 2! + 3! + 4! e costituisce anche il numero di lati della Losanga mistica.
(2) Il concetto di pietra filosofale appartiene all' alchimia ed è così definita da Nicolas Flamel:" La pietra dei saggi, l'elisir della vita, il tesoro nascosto. E' la chiave per aprire le porte dell'immortalità e della conoscenza."
Flamel, il cui nome nella lingua degli uccelli significa "Fiamma di Dio" è stato un alchimista francese vissuto tra il 1330 e il 1418. Altri autori ne diedero anche unna struttura geometrica. Tra questi, I. Newton profondo studioso di alchimia che in un manoscritto descrisse il suo personale metodo per sublimare il mercurio. Poi nel documento 416 descrisse il suo Lapis Philosophicus consistente geometricamente in una stella centrale a sette punte su ciascuna delle quali si innesta una ulteriore stella analoga.
Poco prima di lui, nel 1617, il medico alchimista di Praga M. Maier pubblicò l'opera Atalanta Fugiens in cui l'Emblema XXI descriveva la Pietra dei Filosofi.
(3) La proporzione aurea e quella argentea sono relazioni armoniche esprimibili matematicamente e geometricamente. Entrambe stabiliscono un rapporto irrazionale tra segmenti diseguali tra loro. Nella proporzione aurea la relazione è funzione della radice di cinque mentre in quella argentea la relazione è funzione della radice di due.
Eseguiamo un quadrato di lato unitario. Individuiamo la metà della base e tracciamo la diagonale che sarà in rapporto radice di cinque rispetto all'altezza del nostro quadrato. Ribaltiamola e avremo ottenuto la base di un rettangolo aureo avente sempre Uno come altezza e Phi per il lato lungo.
Ora invece eseguiamo un nuovo quadrato sempre di lato unitario. Raddoppiamolo costruendone uno identico adiacente. In questo secondo quadrato ribaltiamo la diagonale radice di due. Avremo ottenuto un nuovo rettangolo avente altezza unitaria e base pari a 1+ radice di due che esprime la proporzione argentea.
Riferimenti:
http://www.goethezeitportal.de/index.php?id=2257
Goethe, Viaggio in Italia, 10 novembre 1786.
soprintendenzaspecialeroma.it/schede/piramide-di-caio-cestio_3006/?fbclid=IwY2xjawHsWrtleHRuA2FlbQIxMAABHcR0uaEUk8pNrPaGrlWYad2gRSiwKEFLexWxVtqw3Wdts8-TnsGX7PmFCQ_aem_KzvznEAnzxdmdDtZGgHh3g#:~:text=La%20struttura%2C%20alta%2036%2C40,da%20lastre%20in%20marmo%20lunense
https://www.sapienzamisterica.it/geometria-pitagorica-i---poligoni-regolari.html






